Missione “Melat” – Covid19 in Tigray

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RICCARDO

Anche in Etiopia dal 13 marzo 2020 sono iniziate le restrizioni a causa del COVID 19.

Alla data del 7 aprile in Addis Abeba risultano 52 contagiati ma nessuno può prevedere cosa accadrà.

La speranza è che il virus rimanga delimitato e non si espanda, perché quello che potrebbe accadere da queste parti, non si può sapere ma si può immaginare.

L’attività di “Save a life4life” in Quihà, non si ferma; i nostri pazienti hanno bisogno, come sempre, di essere controllati e sottoposti ad analisi periodiche.

Il governo di Mekellè sta adottando misure di sicurezza simili alle nostre e per questo non si può uscire ed entrare dalla città. Per proseguire l’attività clinica e di controllo, ci siamo dovuti rivolgere alle autorità.

Per un giorno, non è stato possibile raggiungere la nostra clinica, perché nella zona dell’aeroporto (dove è sita la nostra struttura) un posto di blocco ci ha fermati ed impedito di proseguire.

Grazie all’intervento della nostra capo infermiera, che si è recata in vari uffici dalla polizia ai ministeri, infine è riuscita ad ottenere un vero “lasciapassare” uno per le persone e l’altro per il minibus che abbiamo

Alcuni nostri pazienti cardiopatici vivono fuori Mekellè, ed in questo periodo per loro è vietato spostarsi e quindi raggiungere la nostra clinica per i controlli periodici. Spesso abitano nei villaggi, con strade difficili da percorrere e in luoghi non sempre identificabili.

Ed è qui che nasce la missione “Melat”, una giovane ragazza che non può venire ai nostri controlli. La capo infermiera ed il driver sono pronti per raggiungere Adigudem, un villaggio distante 40 km da Mekellè. Hanno preso le medicine di scorta da consegnare a Melat e l’apparecchio manuale per misurare l’INR, un esame del sangue importante per determinare le terapie di mantenimento di un paziente cardiopatico. Senza il controllo periodico e rigoroso di questo esame, si può morire in breve tempo.

Il percorso per Adigudem è caratterizzato da posti di blocco dove a malapena il nostro lasciapassare, solo dopo lunghi controlli, ci consente di proseguire.

Arrivati al villaggio, la nostra capo infermiera, incontra finalmente Melat. Le controlla l’INR e le lascia le medicine di scorta.

Melat vive in una casa fatta di una sola stanza senza finestre e senza servizi, con la madre e la sorella. Non possono permettersi di più. Melat in seguito ad un ictus, non parla e muove male la parte destra del suo corpo, quindi non può lavorare.

La madre lavora al villaggio, produce alcool tradizionale uno dei lavori semplici noti in tutto il Tigray, in realtà bevande leggermente alcooliche. Una delle restrizioni governative legate al COVID 19 le impedisce in questo periodo la vendita di queste bevande perché causa assembramento di persone.

[ avviso di vietata vendita di bevande alcoliche ]

Le immagini delle foto dicono più di qualsiasi altra parola; quindi possiamo immaginare le difficoltà che incontrerà questo nucleo familiare. E  qui non esistono agevolazioni economiche per situazioni di emergenza.

Ma Melat e la mamma, salutano con sorrisi la nostra infermiera ed il driver che devono raggiungere un altro villaggio e visitare un altro paziente …

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Le parole di una mamma

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